Adeguamento delle pensioni: 3 domande al Prof. LUCA SPATARO

Siamo andati a trovare il Prof. Luca Spataro, docente di Economia Politica presso il Dipartimento di Economia e Management, Università di Pisa, e Direttore del Master in Risk Management. Con lui inauguriamo una nuova rubrica del sito.

“3 domande a..” E’ un tentativo, una rubrica che uscirà quando serve e quando meno ce l’aspettiamo, frutto di incontri e scontri che la realtà ci pone davanti.

Una realtà, locale e globale, che vogliamo capire meglio senza alcuna pretesa di esaustività.

“3 domande..” che sottoporremo a professionisti, docenti, tecnici e semplici appassionati le cui risposte vogliono essere un contributo – agile e ci auguriamo utile – in grado di fornirci spunti e strumenti  per approfondire i temi e gli avvenimenti di oggi come di ieri.

Cominciamo trattando il tema delle pensioni in Italia: la parola al Prof. Luca Spataro docente di Economia Politica presso il Dipartimento di Economia e Management, Università di Pisa, e Direttore del Master in Risk Management

 

1) Professore, sono diversi giorni che le prime pagine dei giornali nazionali riferiscono circa le conseguenze della bocciatura, da parte della Corte Costituzionale di una norma del 2011 – contenuta nel Salva Italia del governo Monti – che bloccava l’adeguamento delle pensioni al costo della vita per gli assegni superiori a trevolte il minimo Inps (1.443 euro). Si parla di circa 16 miliardi prelevati dalle buste dei pensionati negli ultimi 4 anni.Ci aiuta a fare chiarezza su quel che è successo?

La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la norma contenuta nelle legge Salva Italia del 2011, sia per motivi formali – non chiarite a sufficienza le ragioni dell’urgenza- sia per motivi sostanziali – legati alla violazione del principio di adeguatezza e solidarietà sanciti dalla Costituzione. La sentenza della Corte, a quanto risulta dai giornali, è stata molto sofferta – 6 giudici costituzionali a favore, 6 contro, con il voto decisivo del Presidente. Questo testimonia che la Corte si è mossa sul filo di un equilibrio difficile. Non va dimenticato infatti che il motivo di urgenza del Salva Italia era legato ai forti attacchi speculativi cui il debito italiano era sottoposto – lo spread a oltre 700 punti base – e alla pressione esercitata dall’UE per effettuare le riforme – la qual cosa aveva costretto alle dimissioni il precedente governo. La riforma Fornero, con l’introduzione del pro-rata per tutti e il blocco delle indicizzazioni per le pensioni superiori a 3 volte il minimo, ha permesso, con grandi sacrifici -e forse qualche forzatura, come sulla questioni degli esodati – , di risparmiare, a regime, 80 miliardi di euro. Anche grazie a queste riforme è stato possibile al governo Renzi ridurre l’IRAP sulle imprese, distribuire 80 euro mensili in modo strutturale, trovare nuove risorse per l’edilizia scolastica e per la premialità dei docenti di cui si sta discutendo oggi. La sentenza della Corte, se da un lato segnala il problema della giustizia distributiva dell’onere della spesa pubblica, dall’altra rischia di aprire altri fronti – come quello legato al blocco degli stipendi dei lavoratori pubblici, in vigore da oltre 5 anni ormai. La cosa che più mi colpisce è che in questa vicenda non sembra aver spazio il dramma della disoccupazione giovanile. I pensionati lamentano che con le proprie pensioni mantengono i figli disoccupati: questo è proprio ciò che allarma. In un equilibrio “naturale” sono i figli che mantengono o aiutano i genitori anziani in difficoltà. Il welfare state italiano ha rovesciato questo equilibrio e non si vedono all’orizzonte, ora forse ancor meno, risorse per affrontare in modo serio il dramma della disoccupazione giovanile, arrivata a quasi al 50%. L’Iltalia non sembra un paese per giovani.

2) il decreto legge – cosiddetto Bonus Poletti – approvato dal Consiglio dei Ministri per rimborsare i pensionati che ne hanno diritto e nel contempo non oltrepassare i paletti imposti dalla U.E. è, a suo avviso, il giusto rimedio al blocco delle pensioni bocciato dalla Corte Costituzionale?

Il Bonus Poletti restituisce solo 2 miliardi dei 16 o 18 derivanti dal blocco dell’indicizzazione. Si rivolgono alla classe “media” ovvero a quelle famiglie con pensioni superiori a 3 volte il minimo. Questi rimborsi quindi non riguardano i poveri (quei milioni di persone con la pensione minima a 600-700 euro al mese). Mi pare che il governo, al di là di schermaglie elettorali, non potesse o non possa fare di più per tamponare la falla creatasi nei conti pubblici senza venir meno ai vincoli europei. D’altra parte, credo che se c’è stato un difetto di comunicazione o di iniziativa politica da parte del governo, è stato forse quello di non chiarire a sufficienza a cosa siano serviti i risparmi derivanti dal blocco delle pensioni. Credo che la maggioranza dei lavoratori, di fronte ad una proposta chiara di redistribuzione di risorse dagli anziani ai giovani disoccupati, per offrire ad essi maggiori opportunità lavorative o di formazione, o di sostegno al reddito, avrebbe accettato più volentieri il sacrificio del blocco delle indicizzazioni.

3) Il presidente dell’INPS Tito Boeri mette in guardia il Governo dal non chiedere ulteriori prelievi a chi è già destinato ad avere prestazioni pensionistiche future più basse. Pensando dunque alle nuove generazioni di contribuenti, Lei cosa si sentirebbe di consigliare loro? Le cosiddette pensioni integrative sono necessarie? E se si, come orientarsi nel marasma delle offerte oggi presenti sul mercato?

Non si possono chiedere prelievi a generazioni che avranno la pensione calcolata con il sistema contributivo. Gli attuali pensionati hanno usufruito del sistema retributivo, con pensioni superiori del 10-15% a quelle “attuarialmente eque” (cioè calcolate con il metodo contributivo, che non danno nè regali nè penalizzazioni rispetto ai contributi versati) e con montanti previdenziali (cioè rate pensionistiche cumulate) a volte maggiori di quasi il 50% di quelli spettanti con il metodo di calcolo contributivo (così come calcolato dal Sole 24 ore e da alcuni miei collaboratori del Master in Risk Management che dirigo).
Le nuove generazioni sono di fatto assenti dal dibattito politico e dispiace che si debba parlare di loro solo di fronte a scene di violenza come quelle recenti di Milano – azioni ovviamente non giustificabili in nessun modo.
Spero che la riforma della scuola possa dare un nuovo impulso al “premio del merito” e innescare processi virtuosi che spingano le giovani generazioni a “rischiare” la propria attività di formazione e di lavoro in Italia. Si può infatti provare a rischiare solo in un paese in cui chi rischia – dico dal punto di vista imprenditoriale, o di investimento in capitale umano – viene, se merita, premiato.
Mi pare che ciò di cui c’è forte bisogno in Italia sia proprio un nuovo impulso alla meritocrazia e alla valorizzazione del talento, prima che sia troppo tardi e che chi “merita” decida di non tornare più in Italia, come vedo sta già accadendo tra i laureati da diverso tempo.
Nuove opportunità di lavoro sono anche la condizione per non avere futuri pensionati poveri. Da questo punto di vista, anche se il governo ha dato un segnale contraddittorio aumentando la tassazione degli interessi previdenziali al 20%, la pensione integrativa rappresenta un pilastro insostituibile per le future generazioni, le quali avranno pensioni pià basse sia per la formula contributiva sia per carriere lavorative pià frammentate.
Esistono In Italia diverse compagnie e gruppi assicurativi solidi che offrono garanzia di serietà e professionalità.
Le informazioni sui costi si possono trovare sul sito della COVIP, l’ente di vigilanza sui fondi pensione: http://www.covip.it.
Su questo argomento, i corpi intermedi, come i patronati, i sindacati, le agenzie formative, magari assieme alla scuola e all’Università e alle amministrazioni locali, possono giocare un ruolo informativo fondamentale, per orientare i lavoratori e i giovani nella scelta difficile di costruirsi un “welfare” adeguato, scelta che sempre di più graverà sul singolo e non più sullo Stato.

Grazie, Professore!

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